me and Ivan leaving Portland

Du gust is megl che One?

Un viaggio si misura meglio in amici che in miglia. – Tim Cahill

Ho pedalato per due mesi da solo, per la maggior parte tempo in lande desolate, giornate scandite dagli elementi. La cultura ellenica ne elencava quattro: fuoco, terra, aria ed acqua. Secondo Aristotele a questi se ne aggiungeva un quinto, l’etere o anche la quintessenza. La considerava essenza del mondo celeste al contrario delle quattro terrestri e credeva che l’etere fosse eterno, immutabile, senza peso e trasparente. Gli alchimisti addirittura credevano che l’etere fosse il composto della pietra filosofale.

Il mio etere, la mia quintessenza sono stati i miei pensieri, il dialogo interno che mi scortava; la mia unica compagnia per due mesi. Che la nostra mente sia davvero la pietra filosofale? Secondo molti i poteri che nasconde sono simili.

Il tragitto Vancouver – Seattle – Portland è stato una piccola corsa contro il tempo. Da un lato la necessità di riposare e di riorganizzarmi dopo gli incidenti accaduti arrivando a Vancouver così come di riorganizzare l’equipaggiamento dall’altro il dover arrivare necessariamente a Portland entro il 10 ottobre. Sabato 10 Ottobre in serata in arrivo da Dublino (Irlanda) ci sarebbe stato ad attendermi Ivan, un caro amico con cui condividere il tragitto da Portland a San Francisco (Ivan aveva il rientro da San Fran fissato per il 25 Ottobre).
Dopo una giornata da lupi avvolto ormai dalle tenebre e completamente bagnato dalla testa ai piedi sono giunto a casa del cugino di Ivan a Portland e in effetti lì ci ho trovato anche Ivan.

Un elemento nuovo in aggiunta agli altri cinque.

Siamo rimasti a Portland per il weekend e siamo partiti il lunedì alla volta di San Francisco attraverso le montagne dell’Oregon. Pensavo avrei seguito la rotta lungo la costa pacifica per arrivare a San Francisco ma Ivan ha parenti sparsi per le montagne di Oregon, California e Nevada ed ha sempre voluto fargli visita quindi abbiamo optato per la via più tortuosa.

Ripartire con Ivan è stato come iniziare una nuova avventura, essere in due ha completamente cambiato le regole del gioco, lo scandire delle giornate e tutta quella pletora di abitudini che avevo sviluppato in oltre 5.000Km in solitario. Non vedevo l’ora di cominciare la nuova avventura, di poter condividere con qualcuno le gioie, le fatiche, le avversità e gli accadimenti giornalieri – ed ero felice che fosse proprio Ivan ad accompagnarmi. Sapevo che avremmo potuto col tempo iniziare a detestarci ma sapevo anche che con Ivan avrei potuto superare certi stalli.

Di coppie di amici “scoppiate”, in ogni senso, durante viaggi e vacanze tutti noi abbiamo innumerevoli esempi ma un viaggio in bici a maggior ragione mette a dura prova due persone: velocità differenti, ritmi diversi, divergenze sui percorsi da seguire, quando fermarsi per foto, quando per alimentarsi e molte altre piccole cose che a lungo andare possono rendere la coesistenza fastidiosa. Alastair Humphreys e Rober Lilwall sono un esempio conosciuto ma anche tra le nostre conoscenze irlandesi ci sono coppie di amici che si sono separati durante un bike tour e non si sono parlati per ben tre anni.

Condividere la strada con Ivan è stato un po’ come iniziare un nuovo viaggio, un’aria di vacanza, una leggerezza di spirito come se il peso del tragitto non gravasse più sulle mie spalle. Adesso potevo dialogare con qualcuno e non solo con me stesso, ridere, fare battute, commentare il paesaggio che cambiava continuamente.
Da Ivan dovevo imparare a rallentare ed assaporare di più viaggio, ormai sono arrivato in terre dai climi decisamente più caldi, e con questo spirito che siamo partiti da Portland.

La domanda che tutti mi fanno da quando Ivan è partito è se abbiamo litigato o se abbiamo avuto problemi di “convivenza”. In effetti qualche problemino c’è stato, avendo la scadenza del rientro aereo di Ivan abbiamo finito per dover macinare chilometri abbastanza in fretta e questo ha pesato un pochino, dovendo scegliere il tipo di percorso da seguire e passare ogni tanto per qualche superstrada non consentita ha creato qualche frizione tra noi. E sinceramente c’è stata una mezza giornata dove ci siamo un po’ ignorati per divergenze sul percorso. Ma niente di grave da toglierci la parola per anni o separarci lungo il percorso.

Siamo arrivati a San Francisco insieme, o meglio a Vallejo perché poi li ci siamo davvero separati. Ivan stanco di cercare un modo di arrivare al Golden Gate senza dover entrare in autostrada ha deciso di prendere il traghetto che l’avrebbe portato direttamente nel cuore della città. Quando ho scoperto che il traghetto non faceva tappa a Sausalito (paese dove si trova il Golden Gate) ho deciso di continuare in bici. Sarebbe stato stupido chiedere ad Ivan di venire con me e imporgli altre otto ore di bici di cui quattro nel buio.
In due ho notato si perde molto più tempo e sicuramente ci avremmo messo molto di più rischiando di arrivare a casa dei nostri amici ben oltre la mezzanotte.

Che differenza c’è tra viaggiare solo e con un amico? La differenza principale è che dovendo mediare tra le esigenze di due persone il tempo necessario per fare ogni cosa si dilata parecchio. Anche solo l’andare in bici è più dispendioso in termini di tempo, perché quando si è da soli si può gestire la velocità in modo autonomo, per esempio il mattino tendo ad essere più lento, spingo in agilità mentre nel pomeriggio riesco a fare “menate” (gergo ciclistico), Ivan tende ad andare meglio la mattina e nel pomeriggio non ne poteva più di stare in bici. Poi ci sono le innumerevoli soste, perché alternativamente si ha la necessità di fermarsi e difficilmente capita di avere la stessa esigenza contemporaneamente.

L’altra importante differenza già accennata è il fatto di avere una persona in carne ed ossa con cui dialogare, con cui scherzare, fare battute, discutere del paesaggio, degli accadimenti. Quando sei da solo tutte queste dinamiche fanno parte di un lungo e continuo dialogo interno.
Ho notato che Ivan tendeva a lamentarsi all’ennesima rampa in salita della giornata è lo trovavo incredibilmente divertente perché quando ero da solo ci sono stati diversi giorni in cui mi sembrava di andare sempre e comunque in salita (in effetti dati altimetrici alla mano era così) e imprecavo continuamente a volte non solo internamente ma urlando il mio disappunto – la possibilità’ che qualcuno mi sentisse e pensasse che fossi matto non c’era.

Comunque devo proprio complimentarmi con Ivan per avermi sopportato e supportato per due settimane. Spero che altri amici mi raggiungano per qualche tappa di questo Gran Tour d’America – chi si vuole unire?

 

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