golden gate

Lasciare (San Francisco), non è mai facile

Lasciare New York, non è mai facile (mi sta facendo a pezzi). Ho visto la luce svanire – R.E.M “Leaving New York”


22/12/2015 Hmm…pesante. Troppo pesante. Troppo carico. Impossibile continuare il viaggio in questo modo. Ho le gambe dure. Non faccio più velocità. Non ci sono abbastanza ore di luce per fare chilometri. Fa’ più freddo del previsto.

Questi sono solo alcuni dei pensieri che assillavano la mia mente appena lasciato San Francisco. Non sono l’unico che ha problemi a riprendere il viaggio dopo una lunga pausa, leggendo i racconti di altri cicloviaggiatori e avventurieri mi sembra che l’esperienza sia simile.

Partire da San Francisco è stato difficile, stressante riorganizzare il bagaglio con molto più peso. Infatti a San Fran avevo postato dall’Alaska un sacco di cose che mi verranno utili in posti più caldi ma mi devo portare anche l’equipaggiamento per il freddo perché in America Centrale incontrerò climi diversi.

Alcune delle cose che mi appesantiscono e che ho raccolto a San Fran: un sacco di cibo (100%FOOD), sandali per la bici, 2 tshirts, 2 tshirt base layer, una camicia, sacco a pelo leggero, maglia a maniche lunghe leggera per la bici, 3 paia di calzini, pantaloncini da bagno, flacone crema solare. Ma c’era di più infatti il primo giorno e poi ancora il terzo ho lasciato ad amici o dato in beneficenza: una felpa, un pile, flacone crema solare, accessori e custodia gopro, una moleskine rigida media, un nastro isolante, alcune viti e bulloni.

Ma il peso del bagaglio materiale è solo parte del problema. C’è un bagaglio emotivo che frena. A San Fran i miei amici mi hanno trattato come un re, abbiamo vissuto insieme per alcuni anni a Dublino, è come una seconda famiglia. Stavo bene a casa, in quattro settimane ho sviluppato la mia routine, ho conosciuto persone, ho frequentato nuove amicizie, avevo una casa e un letto caldo per la notte, un punto fermo dove tornare ogni giorno.

Ripartire significa abbandonare di nuovo tutte queste certezze. Significa lasciare la “mia famiglia”, lasciare le nuove amicizie, non sapere dove andare di preciso, non sapere dove dormirò stasera, dove trovare il posto sicuro per la notte e costruirvi un rifugio, mangiare per strada al freddo o al vento o sotto la pioggia.

Partire da San Francisco è stato malinconico, un poco triste. Le giornate sono corte, le ore di luce poche e in questa stagione sono naturalmente portato a deprimermi.

A maggior ragione lasciare una città come San Francisco che considero come la miglior città che abbia conosciuto e dove potrei vivere tranquillamente a lungo termine. È una piccola città, vivibile, sembra una città molto europea. E la California è fantastica: paesaggi mozzafiato, spiagge uniche, boschi con alberi giganteschi, colline e valli magiche, montagne aspre, mare e montagna a poca distanza, flora e fauna di grande biodiversità. E donne affascinanti per quel tocco di energia femminile che rallegra le giornate.

Ma forse anche se mi fossi fermato in un postaggio avrei avuto “il mal di pancia” ripartendo. Sopratutto ripartendo nella nebbia prima e la pioggia dopo.

Quattro settimane di vita stanziale sono troppe, uno sbaglio che dovrò evitare in futuro. Spero di ritrovare un equilibrio, seppur precario, sulla strada presto e spero che il 21 dicembre arrivi in fretta per vedere le giornate allungarsi invece che accorciarsi.

route 1

Un’altra pietra miliare del mio viaggio. Un sogno solcare la leggendaria Route 1.

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