Relaxing on the beach in Costa Rica

Primo anniversario di vita sulla strada – riflessioni

La vita non dovrebbe essere un viaggio verso la tomba con l’intenzione di arrivare in modo sicuro in un bel corpo ben conservato, ma piuttosto una sbandata di traverso, dove arrivi completamente sfinito proclamando a gran voce: Cazzo, che corsa! – Hunter S. Thompson

Che storia matta. Già un anno è passato dal 13 agosto 2015 quando nel primo pomeriggio di una normale giornata di pioggia lasciavo Prudhoe Bay/Deadhorse sull’Oceano Artico per immettermi nel chilometro zero della Dalton Highway considerato punto d’inizio della Panamericana.

Sarebbe facile lasciarsi andare ad un bilancio tecnico: i chilometri fatti (circa 20.000) e tutte le altre statistiche come il numero di forature (tre sulla ruota anteriore con la stessa copertura, sulla posteriore molte di più e ho appena montato la terza copertura), il numero di paesi attraversati (dieci più uno). Gli incedenti dove ne sono uscito più o meno indenne con animali letali tra cui, grizzly, orsi neri, bisonti, alci, scorpioni, serpenti, puma, ragni e cocodrilli.
Gli incidenti con umani da cui ne sono uscito altrettanto indenne: un incidente con un pickup a Vancouver, un autobus in Cosa Rica mi ha accompagnato fuoristrada, un altro autobus in Colombia, tre ladroni nel deserto de La Guajira.

Il caldo, il freddo, la pioggia, il vento, la neve, il gelo.

E poi le persone. La moltitudine di gente che mi ha ospitato nelle proprie case, da completo straniero, mi hanno dato un posto dove dormire, mi hanno lasciato riposare qualche giorno, mi hanno rifocillato, mi hanno dato denaro e aiutato nei modi più svariati a poter continuare il viaggio. A loro va’ il mio ringraziamento più umile e sincero. Il loro supporto, il supporto di gente che non mi conosce e che comunque vuole aiutarmi a continuare la mia avventura è stupefacente e commuovente al tempo stesso.

La solitudine di inizio viaggio, la compagnia di altri cicloviaggiatori con cui ho condiviso lembi del percorso, i due cari amici che mi hanno raggiunto dall’Europa per accompagnarmi durante le loro vacanze. Tutti quelli che mi hanno insegnato a viaggiare che hanno cambiato la mia percezione del mondo. Rob Liwall e Alastair Humphreys che hanno ispirato con le loro avventure il mio viaggio (Alastair mi ha anche aiutato con informazioni utili e incoraggiamenti preziosi).

Si la mia percezione del mondo è cambiata. È cambiato il viaggio. È cambiato il modo di viaggiare. Sono cambiato io. All’inizio avevo una meta a cui anelare ora ho uno stile di vita. Si perché non è possibile viaggiare su due ruote per così tanto tempo senza che diventarti uno stile di vita. Arrivare a Ushuaia in Patagonia non è più così importante, più importante sono le esperienze di ogni giorno, delle avventure che vado creando e le nuove esperienze a cui mi espongo, le abilità che apprendo. Arrivare ad Ushuaia non sarà il termine ultimo del mio viaggio e della mia avventura ma ne sarà una tappa intermedia.

Le giornate in bici le trascorro sempre con lo stesso impegno, spremendomi più che posso fino a sera, sino al tramonto e anche un po’ più là. Mi piace soffrire, un po’ in bici come quando da ragazzo mi allenavo per le corse in bici.

Però poi sono aperto a che le esperienze più disparate arricchiscano il mio vagabondare. Ho conosciuto persone che vivono la loro vita in piena libertà che viaggiano senza vincoli; senza vincoli mentali e materiali. Stili di vita di cui gli stoici come Seneca e Marco Aurelio sarebbero orgogliosi.

Quando sono sulla bici provo un senso di libertà mai sperimentato prima, il viaggio ha cambiato completamente il modo con cui vedo il mondo. Un nuovo mondo si presenta ogni giorno davanti a me ma non si tratta solo di luoghi fisici da scoprire, nuove culture e popoli con cui interagire ma soprattutto di uno nuovo stato di consapevolezza. Qualcuno ha detto che la nostra mente è come un paracadute, funziona solo quando aperto. È una verità esplosiva. Questo viaggio mi ha equipaggiato con nuovi filtri con cui vedere la realtà, ha modificato la mia misura di quello che è possibile dilatandone gli orizzonti. Non posso far altro che continuare il cammino al di là degli ostacoli e delle regole che normalmente ci sono imposte con una curiosità ritrovata, la curiosità di un bambino. Per questo voglio continuare a prescindere dalla meta, continuare il mio viaggio come metafora del distacco dalle miserie che la società ci esige e creare nuove forme di felicità.

Voglio ringraziare tutti le persone che ho incontrato in questo viaggio per avermi insegnato a vivere, per avermi aiutato, voglio ringraziare chi mi conosce e mi ha fatto una donazione in modo che io possa continuare a vivere sulla strada, voglio ringraziare la mia famiglia e gli amici, vecchi e nuovi, per essere sempre presenti e non farmi sentire solo. In ultimo vorrei ringraziare gli amici di 100%FOOD per avermi sfamato per gran parte di questo viaggio. Gli amici di Bike Cafe’ che mi hanno aiutato con Isabella la mia bici e che continuano a seguire il mio viaggio. E infine anche gli amici di Skyroam che mi hanno permesso di comunicare col mondo nei momenti di maggior bisogno.

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2 Discussion to this post

  1. cleme says:

    Una riflessione profonda ed un modo nuovo di vedere la vita, allargando i tuoi orizzonti. .!!! .grande Davide.♥♥♥

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