Paso Mayer, suspended bridge crossing

Lasciare o arrivare a Villa O’Higgins attraverso Paso Mayer: istruzioni per l’uso

Premessa: di solito non scrivo circa i percorsi che faccio perché trovo molto noiosi blog del tipo: mi sono alzato alle ore X, pedalato per Y Km, fermato per il pranzo qui, l’approvvigionamento idrico lì. Comunque, voglio scrivere di un percorso che potrebbe offrire un modo alternativo lasciare (o arrivare) Villa O’Higgins diverso dal normale traghetto da 50$. Le informazioni su questa via sono scarse e molte sono fuorvianti. I proprietari di barche a Villa O’Higgins hanno tutto l’interesse a tenere lontano le persone da Paso Mayer per ovvi motivi.

Ogni anno una moltitudine di appassionati di bikepacking, cicloturismo e cicloviaggi arriva nella Patagonia. In particolare, due strade con un’aura di mito sono più popolari di altre: la Carretera Austral in Cile e la Ruta40 in Argentina. Una volta strade bianche, vengono rapidamente asfaltate a destra e a manca.

La maggior parte della gente si dirige da nord a sud, ergo inizia la Carretera Austral a Puerto Montt e termina a Villa O’Higgins. C’è un’opzione principale per lasciare Villa O’Higgins e arrivare in Argentina: il ferry che attraversa il lago (e un altro opzionale per evitare un sentiero di montagna impegnativo di circa 10Km).

Quest’anno la barca principale è rotta e, a volte, c’è un collo di bottiglia di 60/70 persone (con rispettive bici) in attesa anche per una settimana o più, per salire su una piccola barca per 14 persone. Questa piccola barca ha un problema: per ragioni di sicurezza non può salpare nei giorni ventosi. Tuttavia, i venti della Patagonia sono globalmente famosi, quindi le possibilità di salpare sono ridotte al lumicino.

Questa è la ragione per cui ho sondato un percorso diverso per lasciare Villa O’Higgins, oltre che per risparmiare 50$ (o più)!

La Carretera Austral è stata completata solamente 18 anni fa, mentre il villaggio ha circa cent’anni. La gente viaggiava a cavallo per alcuni giorni su due vie per arrivare a Villa O’Higgins. Una collega il paesello con l’Argentina e la Ruta 40 (che permette di continuare il viaggio verso la Patagonia meridionale).

Il percorso parte da Villa O’Higgins e sale a Paso Mayer dove c’è il confine cileno/argentino. Si tratta di un passaggio di confine ufficiale aperto tutto l’anno ed è possibile fare regolarmente il disbrigo burocratico in entrambe le direzioni, ma non c’è una strada che collega ufficialmente i due posti frontalieri. C’è un sentiero single track (a volte è un double track) che si può seguire; a volte si perde e nel primo pezzo è praticamente inesistente. Bisogna anche attraversare alcuni torrenti e due fiumi.

Apparentemente i veicoli 4×4 possono provare ad attraversare il confine durante l’inverno, ma durante i mesi estivi i fiumi e le insenature crescono a causa dello scioglimento dei ghiacci quindi è impossibile per loro attraversare il confine.
Le biciclette possono passare tutto l’anno se sai dove attraversare fiumi e torrenti perché ci si potrebbe ritrovare in pantani e zone fangose complicate. C’è anche un fiume che richiede un ponte per arrivare dall’altra parte: è troppo profondo e la corrente troppo vigorosa per tentare di guadarlo a piedi. Le cose si fanno un po’ complicate qui perché un vero e proprio ponte non esiste ma un’estancia (grande proprietà agricola) ha costruito un ponte per far passare le pecore. E’ un ponte sospeso e in buone condizioni tuttavia molto stretto, quindi bisogna rimuovere tutte borse dalla bici e se il manubrio è più largo di 46 cm, bisogna allentarlo per posizionarlo momentaneamente in direzione parallela alla ruota.

Si passa attraverso proprietà private, ma i funzionari cileni e argentini mi assicurano che esiste un diritto di passaggio. Ci sono alcuni cancelli che vengono chiusi senza serrature ma con un sistema fatto di un pezzo di legno che fa da leva. Una volta aperto il primo cancello si comprende rapidamente come funziona e si può chiuderlo facilmente di nuovo. Bisogna essere rispettosi della proprietà privata, quei cancelli sono lì per la segregazione del bestiame.

Il percorso può essere fatto in 2/3 giorni a seconda delle condizioni meteorologiche e di quanto sia più o meno rilassato lo stile di viaggio.
I miei compagni per questa avventura erano Aidan e Tara (@portlandtopenguins su Instagram), nessun altro se l’è sentita di accompagnarmi e per tutti noi e’ stato il clue, l’highlight della Patagonia.

Abbiamo lasciato Villa O’Higgins in una tarda mattinata soleggiata (2/1/2018) proseguendo lungo la Carretera Austral, una strada bianca, per circa 7 km per poi girare a destra per iniziare a salire fino a Paso Mayer. I primi 4/5Km sono i più ripidi e impegnativi, dopo è una salita più dolce con uno splendido scenario e numerosi torrentelli a portata di mano per l’acqua.

C’è un rifugio (una capanna con camino niente a che vedere con i rifugi alpini) sul lato destro prima del ponte che si trova quando ancora manca un terzo della strada per arrivare in cima. Se il tempo è brutto, c’è l’opzione di dormire lì. Però c’è un altro rifugio in alto a sinistra prima di arrivare dai Carabineros.

Una volta arrivati ​​ai Carabineros e completato il disbrigo burocratico, vi mostreranno il fiume d’attraversare per arrivare al confine vero e proprio. In verità non è necessario perché hanno appena completato una strada con un nuovo ponte che vi porterà fino al confine, è sufficiente tornare indietro e continuate a seguire la strada senza bisogno di bagnarsi le scarpe, almeno per oggi . I carabinieri sono piuttosto accoglienti, ma cercano di spaventare/dissuadere dal procedere oltre dicendo che è facile perdersi e finire in pantani che ti arrivano al mento, il tutto mentre ti danno una tazza di tè o caffè. Comunque, basta semplicemente seguire le mie tracce gps e niente del genere potrà accadere.

Arrivati ​​alla fine della strada (vedi la foto sotto) la recinzione è il confine: dall’altra parte del filo spinato è territorio Argentino.  È possibile campeggiare qui o di seguire il piccolo doubletrack sul lato destro e arrivare al cancello di una fattoria che siede sul confine. Basta aprire il cancello, chiuderlo e raggiungere la casetta del Mauche (un gaucho cileno di poche parole) che ci ha lasciato accampare nei pressi della casa, fornito acqua pulita e accesso al bagno. Conosce benissimo il territorio e si offerto di accompagnarci fino al ponte sospeso che è l’unica parte dove ci si potrebbe in teoria perdere, in pratica la possibilità è veramente remota.

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Il giorno seguente dovevamo quindi entrare in Argentina dalla fattoria del Mauche. Questa è l’unica parte del percorso in cui non c’è un cancello quindi è necessario sollevare il fil di ferro inferiore del recinto e far scorrere la bicicletta e le sacche. Il filo superiore è spinato quindi non meglio non tentare di scavalcarlo!

Passato bici e borse sul territorio Argentino, abbiamo seguito il Mauche a cavallo (lui è passato dalla riva del fiume) e i suoi cani fino al ponte sospeso dove abbiamo rimosso tutto dalle bici e attraversato lentamente il fiume sopra il ponte sospeso più avventuroso che ho incontrato nel viaggio. Praticamente seguendo la mia traccia gps è come avere una guida locale che accompagna attraverso il pezzo di territorio più arduo.

Una volta attraversato il fiume è il proseguo è abbastanza facile, bisogna solo stare attenti a dove attraversare il torrente successivo ma non è niente di troppo difficile. Da qui in poi si segue un single o double track, ci sono alcuni cancelli per il controllo del bestiame da aprire e chiudere fino alla Gendarmeria dove verrà timbrato il passaporto d’ingresso in Argentina. Sembra che i funzionari siano sempre senza divisa, in maglietta e infradito: non vedono quasi nessuno per tutto l’anno. Quando siamo arrivati lì avevano appena finito di preparare due teglie di pizza, ce ne hanno offerta due tranci ciascuno.

Da qui alla Ruta40 il vento è normalmente a favore, ma c’è un ultimo fiume da attraversare dopo il quale non bisogna più bagnarsi i piedi. La strada è una strada bianca e nel complesso le sue condizioni sono buone.

Attraversato l’ultimo fiume si entra in una zona collinare ondulata con vari alberi quasi un bosco ma scendendo dalla collina già ci si ritrova nella pampa argentina: terra piatta e arida, assolutamente senza donde ripararsi dal vento. C i sono due estancias, da qui alla Ruta40, in cui è possibile chiedere permesso per montare la tenda in qualche angolo protetto dal vento. A noi è andata di lusso e ci è stata messa a disposizione una stanza con una stufa e legna, così siamo stati in grado di asciugare le scarpe durante la notte. La pampa è piuttosto arida, come dicevo, e il fiume che lo attraversa non sembra avere l’acqua delle più pulite, quindi meglio riempire le borracce in una delle estancia.

Arrivati alla Ruta40 (è completamente asfaltata qui) se si continua a sud dopo 3/4Km c’è un hotel dove è possibile chiedere acqua fresca. Da lì a Gobernator Gregorio non c’è acqua a meno di non viarsi entrando in qualche estancia, comunque c’è un po’ di traffico regolarmente e sono sempre sempre disponibili ad aiutarti con l’acqua.

Il mio unico consiglio è quello di indossare le scarpe più leggere che si hanno al mattino mentre si guadano tutti i ruscelli e fiumi e poi, una volta attraversato l’ultimo fiume dopo la Gendarmeria, ci si può fermare e indossare scarpe asciutte. Qui è possibile scaricare le mie tracce gps: versione gpx e versione klm.

featured photo credits @portlandtopenguins

Photo Gallery:

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Discussion about this post

  1. […] SENZA FRETTA. 1240 km, 100 km al giorno, bastano due settimane, penserebbe uno di primo acchito. NO! Se la si vuole percorrere interamente credo che sia giusto dedicarle almeno un mese.  Innanzitutto c’è da considerare che sullo sterrato (ripio, in spagnolo) 100 km al giorno non si fanno, ma se ne fanno poco più della metà (velocità media 10/12 km all’ora) e poi non c’è da dimenticarsi che ci sono diversi traghetti da prendere, alcuni per coprire distanze brevi, altri più lunghe, che gli imprevisti sono molti e che ogni anno ce ne sono di diversi. Quest’anno (2018), per esempio, dopo una disastrosa frana avvenuta a Dicembre a Villa Santa Lucia, la strada a Febbraio era ancora chiusa. L’alternativa è un traghetto messo a disposizione gratuitamente dal porto di Chaiten fino a Porto Raul Balmaceda, ma ho conosciuto cicloturisti che ignari hanno inforcato la strada chiusa e si sono fatti centinaia di chilometri inutilmente tra andata e ritorno fino alla frana. La Carretera non brilla per segnaletica. Quest’anno inoltre la barca grande per attraversare il lago O’Higgins era (ed è tuttora) rotta, lasciando ai turisti la sola alternativa di una barca a 15 posti che parte solo quando non c’è vento. (Fate conto che in Patagonia il vento c’è sempre e io mi sono ritrovata ad aspettare per una settimana intera!!!  Non fate il mio stesso errore e prenotate in anticipo il vostro posto in barca in modo da non dover essere gli ultimi in lista quando arrivate. La compagnia che mette a disposizione la barca è questa www.turismoruedasdelapatagonia.cl e sul sito potrete fare la riserva online o trovare i numeri di telefono utili per avere informazioni e prenotare telefonicamente. Poi, se per caso, siete in modalità avventura esiste il  Paso Mayer come alternativa all’attesa, e troverete i dettagli e le coordinate GPS per questo percorso qui ) […]

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