Bike travelling Patagonia

L’America è (già) grande

Vivi, viaggia, avventura, benedici, e non dispiacerti. – Jack Kerouac

È passato praticamente un mese dal mio arrivo a Ushuia, città più australe del mondo, nella Patagonia e punto d’arrivo della mia traversata del continente americano da punta a punta. Dalla costa dell’Oceano Artico in Alaska alla Terra de Fuoco in Patagonia.

È passato un mese gia’, ma un mese frenetico di preparativi, di cambio di attrezzatura, di cambio continente.
Pensavo che arrivando a Ushuaia e terminando la tappa americana avrei avuto un po’ di tempo per me, per assaporarmi il momento, invece è stato un susseguirsi estenuante di organizzare tutto nuovamente; anche da Ushuaia me ne sono andato in fretta e furia.

Attraversare l’America è stata un’avventura epica, sono felicissimo di aver deciso di partire e sono ancora più soddisfatto di aver tenuto duro il primo mese e mezzo, perseverando verso una meta così lontana. Alaska e Canada sono stati duri ma anche una buona palestra per abituarmi a quello che sarebbe arrivato poi. Sono felice di non avere più tutti quei momenti di sconforto di inizio viaggio anche se a volte capita di sentirmi incerto o timoroso. Penso sia normale quando attraversi posti selvaggi e sconosciuti. Per esempio, non sai se l’acqua sarà sufficiente fino al prossimo villaggio, o magari ti trovi in un posto desertico spazzato da una bufera di vento e se non trovi un posto riparato non potrai montare la tenda per riposare. È normale avere paura, fa parte dell’istinto di sopravvivenza, però col tempo certe situazioni impari a gestirle, capisci sempre di più che si trova sempre una soluzione per ogni occasione. Questo non vuol dire che sia sempre una passeggiata. Ci sono giorni dove arrivi a sera senza una goccia di energia, altri giorni dove la pioggia ti raffredda e ti consuma fin quasi all’ipotermia, altri dove il vento scava un tarlo nella tua mente, o altri in cui per una disattenzione o fortuitamente rompi qualcosa dell’attrezzatura che è impossibile rimpiazzare in molte parti del mondo.

L’America mi ha dato tanto. Innanzitutto, tanti nuovi amici, l’umanità che ho incontrato attraverso il continente è semplicemente emozionante. Tante persone mi hanno adottato nelle loro famiglie, mi hanno ospitato e condiviso con me tanti momenti delle loro vite. Ed è proprio questo l’aspetto più importante del viaggio, della vita del nomade. Il ramingo non è solo ma entra a contatto con una moltitudine di persone diverse. Cerco sempre d’imparare, di capire: culture, usanze e modi di vivere diversi. Il mio viaggiare a basso costo mi forza spesso a dovere dipendere dall’accoglienza delle persone che incontro ogni giorno.
La stragrande maggior parte delle persone è buona e da questa bontà a volte dipende anche il mio sopravvivere: qualche litro d’acqua, un pasto, un posto tranquillo dove accampare la notte.

Il ricordo dell’America che porto con me è proprio questo, il sorriso con cui la gente mi ha accolto. Molte di queste persone sono ancora in contatto con me. Alle altre va comunque tutta la mia gratitudine e sono certo che l’universo saprà ricompensarle a dovere.

Ho avuto modo di sperimentare una natura veramente selvaggia, dalla tundra dell’Alaska alla steppa della Patagonia. In mezzo: deserti, altipiani, mari caldi, tartarughe marine, coccodrilli, puma, tigrillos, serpenti, scimmie urlatrici, ghiacciai millenari, deserti di sale, foresta amazonica, frutti tropicali di cui ignoravo l’esistenza.

Sono stati 954 giorni vissuti bene, in modo semplice e frugale ma intenso e hanno fatto di me un cicloviaggiatore.
C’è chi mi chiede le statistiche tipo quante catene ho cambiato, quante volte ho forato, o quanti copertoni ho usato. Non lo so e forse sono cose che magari tolgono il tempo alle sensazioni vere. In futuro cercherò di tenere qualche conto. Il chilometraggio percorso è di circa 35,000Km attraversando 16 paesi diversi.

L’America mi ha dato tanto, e ne sarò eternamente grato. L’unica cosa che posso fare umilmente è ringraziarla. Ringraziare innanzitutto la PachaMama che ho cercato di rispettare il più possibile cercando di non lasciare tracce del mio passaggio. E ringraziare tutti gli abitanti del continente per avermi accolto come uno di famiglia. Ed è con questa gratitudine nel cuore che continuo la mia avventura.

L’America mi ha dato tanto dicevo, mi ha regalato un sogno nuovo: continuare la mia avventura nomade attraversando tutti gli altri continenti e tramutare il progetto che era Alaska2Patagonia in un vero e proprio giro del mondo.

Adesso Africa.

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6 Discussion to this post

  1. Bellissimo racconto Davide. Grazie! In bocca al lupo per l’Africa!
    Una curiosita: prima di partire di cosa ti occupavi in Irlanda?

  2. Misha says:

    Buena suerte en lo que resta del viaje, sei un grande!

  3. Buon proseguimento! Seguiremo la tua avventura Africana (quanti masi/anni?) e ti faremo tante domande sul Sud America quando saremo li tra qualche mese.

    • Davide Travelli says:

      Grazie Mille! Saranno ancora 4/5 anni per finire il giro del mondo. Sicuramente chiedi pure magari ti passo qualche contatto.
      Suerte!

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